INTRODUZIONE: PERCHÈ SEI NELLA MIA RETE LINKEDIN

Perché ti trovi tra i miei collegamenti?

Mi sono iscritto a Linkedin nel 2012 e solamente ora, che ho più di 8800 contatti nella mia rete, mi accorgo che sono dispiaciuto del fatto di non aver avuto l’occasione di conoscervi tutti di persona. Inoltre mi rendo conto che se non cogliessimo prontamente le opportunità offerteci da questa piattaforma, il contatto creatosi sarebbe privo di senso. Se non mi conosci sappi che ti ho aggiunto proprio con lo scopo di migliorare la mia rete di contatti in ambito professionale e l’intenzione è per l’appunto quella di creare reciproche opportunità.

Al momento il numero delle persone con cui sono in collegamento ha superato il mio controllo, perciò con questo primo vero e proprio messaggio voglio mettermi personalmente in contatto con tutti voi.

È un errore aggiungere persone alla rete in modo casuale?

Sì, è un errore il fatto di non sapere con chi ci si è connessi e perché, ma soprattutto non sapere come sfruttare queste connessioni.

Al giorno d’oggi credo che cercare di diventare la versione migliore di sé stessi sia la soluzione più giusta per tutti. Per me questa strategia è stata e sarà ancora più difficile da mettere in atto in quanto ho dovuto e devo tutt’ora superare una diversità culturale ed una lacuna linguistica non indifferente.

Sono cresciuto in un ambiente molto povero e sono stato educato rigidamente sia sul fronte finanziario che sul fronte filosofico e morale.

Mi è sempre stato insegnato di non ambire a cose che non mi sarei potuto permettere, poiché essendo povero non sarei potuto mai diventare qualcuno.

Mi è anche stato detto che per fare i soldi avrei dovuto frequentare la scuola.

Chiaramente non sapevo ancora dell’esistenza di libri in grado di farti cambiare il modo di pensare e di agire. Negli anni però ho scoperto che un testo, letto nella maniera giusta e con la giusta concentrazione sul significato, può essere il miglior maestro che si possa avere. 

In passato non mi è stato mai insegnato a rispettare la ricchezza o meglio a vederla come una cosa buona, perché mi è sempre stata trasmessa una visione dei ricchi come persone malvagie, ovvero persone che usano i poveri per arricchirsi.

Studiando mi sono reso conto che non è così! Ora sono convinto che un ricco pensa semplicemente in modo diverso, non si pone limiti come quelli che vedo e sento spesso intorno a me: ‘’Non me lo posso permettere e quindi non ci devo pensare’’, ‘’È troppo difficile! Meglio non provarci!’’

Sono quasi certo che il pensiero del ricco si propone nella maniera opposta, cioè: ‘’Come devo comportarmi per raggiungere questo risultato?’’ ‘’Io ce la posso fare, troverò una soluzione’’.

Un’altra cosa importante è il modo in cui viene vissuto un fallimento sia dal punto di vista di un ricco che da quello di un povero, e sto parlando del pensiero positivo o negativo con cui si affronta la situazione e non del status quo della persona. 

Mi sono ritrovato a dover assolutamente capire cosa fare della mia vita e a dover mettere in discussione tutto ciò che mi era stato insegnato in passato.

Questa mia personale ricerca mi ha portato a voler creare un progetto che rispondesse alle mie domande e mi proponesse nuove sfide.

Se dovessi avere questi pensieri, in che modo agiresti?